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Mela in crisi: l’export rallenta e la Polonia preme

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Al 30 settembre le esportazioni agricole hanno perso l’11% del fatturato, trascinate dal tracollo del mercato delle mele. Cruciale la grandinata del 2017, con perdite stimate per decine di milioni di Euro. Intanto la Polonia cresce e diventa aggressiva sul mercato europeo.

BOLZANO. Il 2018 è stata un’annata pessima per il settore frutticolo. I dati al momento disponibili si riferiscono solo al terzo trimestre, ma mostrano già i segni evidenti di un settore in crisi. Sommando i mesi di luglio, agosto e settembre 2018, infatti, l’export agricolo ha lasciato a terra circa la metà del fatturato rispetto allo stesso periodo del 2017. Complice la scarsa produzione del 2017, dovuta alla grandine e alla siccità, e la forte competitività delle mele polacche. Mentre infatti la mela altoatesina di fascia alta sta vivendo un periodo di incertezza, le mega produzioni polacche non hanno mai avuto un surplus così alto. “Fin dall’inizio della stagione” – conferma il report Assomela – “l’annuncio di una produzione tra le più alte di sempre ha condizionato le quotazioni, con la presenza di mele polacche nel mercato europeo ad un costo decisamente concorrenziale”.

Il crollo dell'export

Dai dati emerge chiara l’anomalia dell’anno appena concluso. All’eccezionale fatturato del primo trimestre 2018, che ha toccato la quota record di 211 milioni, segue infatti il tracollo del terzo trimestre, che con gli scarsi 70 milioni tocca il suo minimo storico: non era mai sceso sotto i 100 milioni. L’Ire individua la causa principale di questo risultato nell’esaurimento anticipato delle scorte. “Le giacenze di mele di quei mesi si riferiscono ancora al raccolto del 2017,” – spiega Nicola Riz, analista della Camera di commercio – “raccolto che in Alto Adige rispetto alla media è stato inferiore di un 20%, ed in Europa addirittura del 40%”.

L'incognita polacca

La Polonia non ha invece sofferto degli eventi climatici avversi di due anni fa. Anzi, traendone enormi vantaggi, all’aumento della richiesta dei mercati lasciati a secco dalle forniture storiche, ha associato il raddoppio dei prezzi di vendita. Non solo, tentando di consolidare le quote di mercato acquisite, ha premiato l’export a scapito del mercato interno che ha così ridotto la richiesta del 30%. Questo rilancio però, in termini di prezzi di vendita altoatesini, ha causato notevoli oscillazioni e qualche tracollo.

Lo scotto da pagare, in definitiva, è quello della qualità del prodotto polacco che è nettamente inferiore a quella altoatesina e mitteleuropeo. Una mela di “qualità insufficiente per espandersi verso destinazioni più lontane”, sostiene Assomela. L’Italia ha invece cercato di aprirsi nuovi orizzonti commerciali, dopo la chiusura del mercato russo e le difficoltà a raggiungere i volumi storici nei mercati nordafricani, puntando a nuovi sbocchi nel sudest asiatico (in particolare in Vietnam, Taiwan e Thailandia). Tutto però è ancora fermo, e le autorità competenti non sembrano dare particolare attenzione al problema.

Anche i prezzi colano a picco

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Data miner, appassionato di giornalismo visivo. Laureato in Scienze della Comunicazione, scrivo di economia, innovazione, tech.

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