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Techpark: Senfter si sfila, non c’è Huawei e Cora fa i saldi

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BOLZANO. Ci sono animali dotati di un sesto senso eccezionale, che riescono a prevedere tempeste e terremoti. Forse è per via di qualche intuizione di questo tipo che gli uffici di Senfter, 200 metri quadri già prenotati nel nascituro blocco D1 del NOI Techpark, resteranno amaramente vuoti. Fonti interne al Parco infatti affermano che il re dello speck, vendute le quote di Grandi Salumifici Italiani, abbia perso interesse all’operazione Techpark, e che il compratore non ne abbia mai avuto di interesse. Chi fosse interessato a riempire il vuoto lasciato dai Senfter può mandare la sua candidatura.

E’ una amara constatazione però che fa riflettere, a poco più di un anno dall’apertura del NOI Techpark, e dopo tanto celebrare di risultati e potenziale. E pure il celebrare, forse, andava preso con le molle, quando per esempio ci si è fatti sfuggire la mano nei comunicati stampa di una partnership con Huawei e Alperia: in realtà il “colosso dell’hi tech” non si è affatto insediato nel parco, l’ufficio al NOI l’ha preso la società Saidea di Trento, che è un Enterprise Partner di Huawei, e tra l’altro in quell’ufficio non ci è mai arrivato nessuno, c’è un roll-up di Huawei dietro la porta di vetro. Ora dire che quella con Saidea equivale a una partnership con Huawei, è come dire che in via Weggenstein c’è la Apple invece di DG Informatics (senza offesa ragazzi, ma dietro il bancone non ci ho visto Tim Cook).

Di notizie positive però ce ne sono molte, per chi sa e vuole leggerle. La prima è che i lavori per il nuovo nido sono iniziati, nell’edificio alla sinistra dell’entrata principale. Quello sopra all’Alumix, per intenderci. Sarà molto probabilmente il nido più grande della città con i suoi abbondanti 400 metri quadrati. E sarà sicuramente anche uno dei più affollati, visto l’imminente ingresso di interi dipartimenti dell’università, nel secondo edificio storico che ormai è quasi terminato, aggiunto all’arrivo di tutto un dipartimento dell’Eurac che prenderà l’intero stabile dell’ex Speedline. Insomma, mentre Senfter si sfila dalla partita gli enti pubblici si mettono in fila per avere uno spazio.

E se i bambini non mancheranno, ha fatto bene Cora Happywear a scegliere come location per il suo negozio di abbigliamento per bambini, proprio la navata centrale del parco tecnologico. Manca poco per i saldi di fine stagione.

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About Author

Giornalista professionista e startupper. Esperienze lavorative tra Parmalat, Accenture e Oxford University Press. Poi il quotidiano Alto Adige e la scelta di Bolzano come casa dopo Roma, Madrid e Khartoum. Cofondatore di Datatellers, startup innovativa, e di altre iniziative imprenditoriali. Analista di dati e vincitore del premio nazionale di datajournalism de La Stampa.

Comments (2)

  1. Ciao Riccardo,

    Nella vita mi hanno sempre incuriosito molto i personaggi che sputano nel piatto dal quale mangiano.

    Da start upper sai benissimo che fare start up implica tempo, voglia, collaborazione, spirito di innovazione e visione – tutto questo servirà al nostro NOI Tech Park nei prossimi anni.

    Da start upper avrai imparato anche tu che l’innovazione è varia e non classificabile in high tech e basta. Mi interesserebbe leggere da te come stimolo per i giovani cosa significa fare start up, incoraggiare qualsiasi idea e supportare innovazione di ogni tipo – anche tessile.

    Se vuoi parlarne, passa al piano di sotto

    Elisabeth

    • Riccardo Valletti

      Non ne farei una questione di salivazione. Anche le migliori e più grandi e blasonate aziende hanno dei reparti di “internal auditing” per non perdere il filo del business nel tram tram della routine quotidiana. Spero che chi amministra il NOI voglia trattare questo testo come spunto di riflessione e non come sputo da tirar via dal vetro.
      Da startupper, da imprenditore e da giornalista (oltre che da cittadino) mi sembra che finora la gestione del parco sia stata diretta più verso una particolare attenzione al pubblico declinato in tutte le forme possibili ed immaginabili, che alle aziende e all’innovazione. Credo che lo stesso presidente Kompatscher lo abbia implicitamente ammesso nel discorso in cui ha definito IDM uno dei suoi due grandi errori del precedente mandato. Ora, gli errori si analizzano, si correggono in modo strutturale e si trasformano in esperienza. Parlarne serve a questo, altrimenti si tende a ripeterli.

      Rispetto alla tua attività, voglio chiarire (e mi stupisce che ce ne sia bisogno) che non c’era niente di offensivo in quello che ho scritto. Anzi, al contrario credo che Cora interpreti meglio e più a fondo lo spirito del techpark di quanto non lo facciano le startup che qui hanno solo una sede legale e un cartellone attaccato alla porta di un ufficio (sfacciatamente) vuoto.

      Per la mia e le tante altre visioni di cosa sia e come si faccia l’innovazione, per parlare di quello che lasciamo dietro di noi, per parlare ai giovani di economia e di futuro, per dare spazio alle idee… abbiamo creato apposta questo giornale digitale. Spazio ai commenti come il tuo, e a discutere apertamente e liberamente di ogni argomento, sempre nel rispetto delle idee altrui.

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