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Fattura elettronica: bell’idea ma difficile applicazione

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Trasparenza, crescita, sistema fiscalmente più equo… questi erano gli obiettivi dichiarati della Legge 11 Marzo 2014, n° 23 che ha introdotto la fatturazione elettronica. Una norma, si diceva, nata per “incentivare, mediante una riduzione degli adempimenti amministrativi e contabili a carico dei contribuenti, l’utilizzo della fatturazione elettronica e la trasmissione telematica dei corrispettivi […]”. Ma è davvero così? L’introduzione della fatturazione elettronica ha reso davvero più facile la vita degli italiani nel modo in cui l’aveva concepita il legislatore? Cos’è cambiato nel concreto dal 1° Gennaio 2019? Quali sono i problemi logistici legati alla fatturazione elettronica?

Secondo Karl Florian, Vice Presidente dell’Ordine dei Dottori Commercialisti e degli Esperti Contabili di Bolzano, le aziende sono andate nel panico per una serie di motivi ricollegabili in parte al torpore delle aziende stesse e in parte ai presupposti che la pubblica amministrazione aveva il dovere di considerare.
In primo luogo – spiega Florian – nessuno si è interessato alla questione della fatturazione elettronica fino a quando non è sopraggiunto il 1° Gennaio 2019, anche se, nella Legge N° 205/2017 veniva chiaramente specificato e caldamente consigliato che le imprese si dotassero con anticipo dei sistemi e delle competenze necessarie.

In secondo luogo il Vice Presidente spiega che tutti hanno pensato a comprare dei software gestionali invece di fare affidamento al portale dell’Agenzia delle Entrate che, oltre ad essere gratuito, è intuitivo, ha dei moduli di consultazione dove viene spiegato nel dettaglio l’uso del programma, e vi si accede semplicemente con Username e Password come fosse un qualsiasi social network.

Infine – in terza battuta – secondo Florian c’è nell’aria un’ignoranza in materia che coinvolge ai vari livelli tutti i soggetti che si stanno approcciando alla fatturazione elettronica: le grandi distribuzioni non hanno infatti provveduto all’aggiornamento e alla formazione del personale, il che ha comportato delle pratiche che stanno prendendo piede nell’attività degli operatori ma che in realtà sono totalmente inutili o errate: vengono richiesti ai fornitori sia il codice univoco che la PEC, quando invece serve una sola delle due, in quanto accreditare entrambe nel sistema è impossibile; tali dati vengono poi richiesti anche ai consumatori finali che in realtà non devono comunicare nulla a nessuno ma devono semplicemente ricevere la fattura in formato cartaceo. “I rappresentanti di commercio fanno riempire i moduli eseguendo come automi un dettame erroneamente impartito dalla grande distribuzione […] e i cd. esonerati totali, che dovrebbero semplicemente farsi fare la fattura cartacea, si incaponiscono a voler fornire dati su dati su dati che non devono essere comunicati a nessuno.”

Ecco alcuni dati e fatti. Per compilare una fattura elettronica è necessario disporre di un pc (ovvero un tablet o uno smartphone) e di un programma (software) che consenta la compilazione del file della fattura nel formato XML previsto dal provvedimento dell’Agenzia delle Entrate del 30 Aprile 2018. Partiamo dalla base, da questo semplice passaggio che potrebbe risultare banale ma non lo è affatto: secondo il report dell’Istat “Cittadini, Imprese e ICT” del Dicembre 2017, tra le imprese con almeno 10-49 addetti, tre su dieci dichiarano di non utilizzare ancora connessioni mobili per l’attività lavorativa. Lo stesso Florian afferma di aver riscontrato “la più totale impreparazione generale nell’uso di internet e del pc.” Ammesso e non concesso quindi che le aziende siano dotate degli strumenti hardware necessari, una volta acquistato il dispositivo le aziende si doteranno del sistema per la compilazione, generazione e conservazione della fattura. Nonostante l’Agenzia delle Entrate metta a disposizione 3 tipi di programma gratuitamente per la generazione dei file, tale opzione richiede delle competenze informatiche che le imprese potrebbero non possedere, anche se tali sistemi risultano altamente intuitivi. Ci si potrà in alternativa dotare di un software gestionale privato che però non porrà rimedio al problema, anzi, aumenterà le spese del commerciante che dovrà acquistare tale gestionale autonomamente. Una volta creata la fattura servirà poi opporvi la firma digitale per certificare autenticità, integrità e leggibilità del documento emesso. Ora, non solo costi iniziali per avviare il processo di fatturazione elettronica, ma costi in termini di ore lavorate che il datore di lavoro dovrebbe sostenere nel caso volesse gestire internamente il processo di fatturazione elettronica: la creazione della fattura e l’inserimento di più dati all’interno della stessa; la firma digitale per l’autenticazione del documento; la conservazione digitale e l’invio della fattura al fornitore tramite il Sistema di Interscambio. Questa serie di passaggi altro non fanno che aumentare il tempo impiegato per il processo, e nel caso di imprese ad alta rotazione di fatturazione, il tempo da dedicarci sarebbe consistente.

Se l’impresa non volesse gestire internamente il processo ci si potrà poi rivolgere al proprio commercialista che gestirà l’intero iter, dalla compilazione, all’invio al sistema, alla conservazione. Tale alternativa comporterebbe però dei costi maggiori da destinare alle consulenze, cosa magari del tutto nuova per quelle piccole organizzazioni che non erano solite rivolgersi a professionisti esterni. In entrambi i casi, i costi per l’azienda sono destinati ad aumentare, a creare un senso di sconforto nell’organizzazione aziendale e a portare il cittadino ad un progressivo allontanamento dalle vicende fiscali/amministrative dell’azienda.

Nel caso in cui si decida di abbracciare il magico mondo della fatturazione elettronica e di renderlo parte integrante delle competenze dei propri dipendenti, l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione una guida aggiornata al 4 ottobre 2018, “La fattura elettronica e i servizi gratuiti delle Agenzia delle Entrate”. In tale guida vengono spiegati i servizi a disposizione delle aziende, le procedure di compilazione delle fatture e tutta una serie di tips sulla fatturazione elettronica che chiariscono alcuni punti dubbi sull’argomento.

Dove sta la colpa? Forse sta nel mezzo. Lo Stato avrebbe dovuto considerare il basso livello tecnologico delle aziende italiane mentre queste, allo stesso tempo, avrebbero dovuto avviare un processo di innovamento per tempo.

Riporre una maggiore fiducia nella Pubblica Amministrazione potrebbe essere il vero valore aggiunto. Capire dove sbaglia il sistema, offrire una critica costruttiva senza distruggere le nuove iniziative a prescindere.

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