Follow the money

Follow the money: L’intervista

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Dopo aver analizzato a fondo i dati pubblici presenti sull'amministrazione trasparente di Idm, abbiamo cercato qualcuno in grado di fornire spiegazioni in merito alle "stranezze" riscontrate. Abbiamo parlato con Andrea Zabini, capo del dipartimento amministrativo di Idm.

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BOLZANO. Dopo diverse settimane di analisi, in cui abbiamo passato ai raggi x tutte le 18 mila righe del dataset di Idm, abbiamo deciso di chiedere spiegazioni a qualcuno che ci sapesse fornire delle risposte. I grafici realizzati parlano da soli, ma per avere la prova del nove siamo andati in piazza Parrocchia 11 e abbiamo parlato direttamente con Andrea Zabini, capo dell'Administration Department, e abbiamo posto direttamente a lui le domande che prima ci stavamo ponendo tra di noi.

È possibile che Idm abbia speso circa 66,5 milioni di euro negli ultimi tre anni? Vi torna come cifra?

“Certo che sì, è plausibile. Bisogna tener presente che IDM è composta da cinque rami di attività, e che ognuno di essi prevede una serie di costi anche molto diversi tra loro”.

Chi è incaricato del controllo dei costi? Si fa una verifica per stabilire se si poteva spendere meno?

“È difficile rispondere. Si fanno moltissimi controlli qualità, analizzando l’operato tramite i bilanci trimestrali, e il quadro dirigenziale è sempre impegnato a riassestare e ridimensionare i costi. Però non sempre è possibile stabilire se spendendo meno si sarebbero raggiunti gli stessi risultati”.

Guardando nel dettaglio il database delle vostre spese, ci siamo accorti delle molte spese riconducibili a ‘Consulenze’.

“Le consulenze vengono fornite direttamente alle aziende coinvolte nei singoli progetti, le quali presentano poi la domanda di contributo a Idm dopo averne usufruito. Il nostro istituto non richiede nessuna attività di consulenza, se non quella del commercialista o per corsi di sicurezza sul lavoro”.

Molte altre voci erano catalogabili come ‘marketing agricolo’ e ‘turistico’.

“La comunicazione e il marketing vengono svolti con l’appoggio di agenzie scelte tramite bandi pubblici, tutti visionabili sulla nostra amministrazione trasparente”.

È possibile che siano stati spesi oltre 3 milioni di euro per stanze di hotel?

“Più che possibile. Solo per il 2019 il budget totale per il marketing turistico ammonta a 20 milioni. E, di questa somma, una buona parte è costituita ovviamente da spese per alloggi, ristoranti e spese di viaggio. Viene svolto un grande lavoro di PR e accompagnamento di giornalisti, blogger e influencer, che bisogna ‘coccolare’ nel vero senso del termine, in modo da lasciare a tutti una bella impressione del nostro territorio”.

Ora vorremmo far luce su una delle questioni a nostro avviso più ‘eclatanti’. Com’è possibile che su quasi 19 mila incarichi, 17 mila siano assegnazioni dirette?

“Questo è davvero strano. Può darsi che gli incarichi assegnati tramite gara prima del 2016 non siano visibili. In ogni caso, la forma di aggiudicazione per assegnazione diretta viene scelta per vari motivi. In alcuni settori, come ad esempio la tipografia e il catering, compilare un protocollo di oltre 80 pagine che preveda ogni singola dicitura di spesa, tariffa oraria, tipo di mansione, prezzo medio eccetera, richiede moltissimo lavoro e alle volte risulta quasi impossibile, proprio per la particolarità dell’incarico. Inoltre succede spesso che, una volta indetta la gara d’appalto, non si presenti nessun’azienda”.

Però guardando i primi aggiudicatari e vedendo gli oltre 300 incarichi attribuiti, sembra quasi che gli appalti esistano, ma siano stati in qualche modo ‘spezzettati’ in più voci e ‘spalmati’ su più anni. Non sarebbe meglio standardizzare direttamente questi rapporti?

“L’alta frequenza di ognuno di questi aggiudicatari è giustificabile. I 341 incarichi di Friesenecker & Pancheri sono dovuti alla loro rapidità ed efficienza nell’eseguire lavori di grafica. Con il Parkhotel Laurin esistono delle convenzioni, e possiamo dire che è l’unico albergo in città ad offrire un certo standard qualitativo”.

E riguardo il consorzio Vog?

“Con il consorzio Vog l’assegnazione diretta è quasi d’obbligo, visto che è l’unico fornitore in regione della mela Alto Adige IGP. Dovendo rispondere poi ad esigenze di tempestività, anche per l’inserimento delle voci di spesa in bilancio, non ci sarebbe il tempo materiale per indire una gara d’appalto ogni volta che serve una fornitura di mele. Ricordiamo poi che il rapporto con il consorzio crea dei ritorni di pari importo: nel 2018 sono stati fatturati circa 123.000€ da Vog Verband, e 40.000€ da Vog Product”.

Passiamo al discorso dell’internazionalizzazione. Consideriamo tutti gli sforzi fatti per partecipare a fiere in tutto il mondo, esporre prodotti altoatesini di tutti i tipi - enogastronomici, agroalimentari, ma anche tecnologici. Chi fa questo tipo di scelte strategiche?

“Ci sono ovviamente degli esperti incaricati di svolgere analisi approfondite, a seconda del caso particolare. In seguito vengono coinvolte le aziende con le quali si valuta l’interesse condiviso per la penetrazione del mercato”.

Esiste un piano generale?

“Il piano di Idm, ossia il supporto all’internazionalizzazione, fa parte della stessa natura dell’istituto. Nel caso delle fiere, queste vengono vagliate e scelte di anno in anno. Si crea un piano fieristico da proporre alle imprese altoatesine e, in base all’interesse dimostrato, si decide di partecipare. Si tratta di un servizio offerto alle aziende, tutto previsto da regolamento”.

Concretamente quali aiuti vengono offerti alle aziende?

“Una volta approvato il progetto, l’azienda ha diritto ad un rimborso sotto forma di contributo indiretto in regime de minimis. Nel caso delle fiere, questi contributi sono normalmente pari al 50% dei costi sostenuti. Nel caso invece della promozione dei prodotti, e non dei produttori, i contributi vengono assegnati dalla Provincia a Idm, che si occupa poi di distribuirli ai singoli consorzi in base alle leggi e ai criteri vigenti”.

E per quando riguarda l’innovazione? Analizzando il dataset abbiamo avuto l’impressione di una Idm conservatrice, poco aperta al cambiamento.

“L’innovazione in Idm si riassume nel transfer di competenze e creazione di opportunità. Si cerca di creare connessioni tra aziende, offrendo consulenze su come accedere all’innovazione nell’ecosistema attuale. Riguardo all’apertura verso il cambiamento, tutto ciò che è emerso dalla vostra analisi sono tendenze che noi stiamo cercando continuamente di migliorare. Stiamo lavorando per raggiungere un certo grado di standardizzazione, ma non sempre è possibile”.

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Data miner, appassionato di giornalismo visivo. Laureato in Scienze della Comunicazione, scrivo di economia, innovazione, tech.

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