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Follow the money: tre anni di spese IDM

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I conti della società strumentale della provincia passati al setaccio. Oltre 66 milioni di euro spesi per cassa, oltre ai costi di gestione dell’azienda. Nel 99% delle assegnazioni sono diretta senza gara. Centinaia di incarichi sempre alle stesse aziende.

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BOLZANO. Era nata come vettore per portare “Innovation Development e Marketing” nell’economia del territorio, ma a giudicare dai conti si è concentrata molto di più sulle cinquanta sfumature di marketing tra turismo, agroalimentare, enogastronomico, della destinazione economica e cinematografica e così via, che sul resto. Dal 1 gennaio del 2019 è cambiato tutto: IDM e NOI si sono separate in due società, ma dal gennaio 2016 al dicembre 2018 hanno convissuto in un’unica grande azienda (la “vecchia IDM”) che era nata per inglobare le quattro principali agenzie economiche della Provincia: BLS, EOS, TIS, SMG. Il bilancio di questi primi tre anni di vita lo si può calcolare tirando una riga sotto le oltre 18 mila voci di spesa presenti nel portale trasparenza della stessa IDM, e il risultato è abbastanza interessante.

COME (sono stati spesi i soldi)

Scorrere una per una le righe con le descrizioni dei capitolati degli incarichi permette di farsi un’idea di come l’attenzione per l’immagine e la notorietà dei vari aspetti del territorio altoatesino sia stata spasmodica. Nell'ambito del Food&Beverage non si è badato a spese per rifornire di vino, mele e speck ogni riunione, evento, fiera e presentazione sia in casa che all’estero. Abbiamo spedito casse di Lagrein a tutte le latitudini, regalato Golden Delicious praticamente “urbi et orbi” e offerto degustazioni di speck perfino nei Paesi a cultura islamica dove la carne di maiale non è esattamente ben vista… eppure.

Una menzione speciale se la sono meritata l’impegno e l’attenzione con cui sono stati trattati giornalisti, blogger e influencer provenienti da ogni dove e che hanno avuto un assaggio della proverbiale ospitalità altoatesina: per loro ci sono stati hotel, noleggi auto, terme e spa, elicotteri, ristoranti, giornate sulla neve, ingressi ad eventi, degustazioni, esperienze, accompagnatori (qualcuno si è presentato con moglie e figli al seguito, tutto pagato)… è veramente infinita la fantasia con cui i nostri hanno coccolato questi profeti del marketing. Questa attività è talmente determinante alla voce di “marketing per la destinazione turistica” che nel 2019 la “nuova IDM” ha allocato a budget 20 milioni di euro solo per questo, e previsto la presenza di una figura professionale ad hoc che accompagni questi ospiti e li segua durante il soggiorno, gli offra da bere e da mangiare, prenoti un taxi o un massaggio e sia sempre sorridente.

Escludendo invece le spese riconducibili al marketing o affini, meno del 10% dei 66 milioni è andato in innovazione e sviluppo di business. Nella categoria dell’innovazione rientrano alcune centinaia di migliaia di euro di acquisto di impianti per laboratori e stampa 3D, alcune trasferte per eventi di settore in USA o Asia, l’acquisto di qualche licenza e di apparati IT e qualche consulenza specializzata. Per lo sviluppo di business, dall’altra parte, la maggior parte dei costi si è concentrata in viaggi imprenditoriali per l’apertura di nuovi mercati o la stipula di accordi bilaterali, oppure in consulenze strategiche per lo sviluppo.

Considerando che alcuni milioni sono finiti contabilmente in operazioni societarie per la separazione di IDM dal NOI e dalla BLS, e una parte minima è stata destinata ad altre attività come formazione del personale, eventi interni di team building e acquisto apparati per i dipendenti, difficilmente si potrebbe contestare l’affermazione secondo cui i primi tre anni di IDM sono stati un’enorme operazione di marketing.

CHI (è il destinatario degli incarichi/appalti)

Nei tre anni di esercizio 2016-2018 l’IDM ha avuto rapporti commerciali con circa 4650 fornitori ed ha assegnato poco più di 18 mila incarichi e/o appalti. Una distribuzione lineare prevedrebbe un’assegnazione media di 3/4 incarichi a fornitore; ma i numeri mostrano tutto un altro andazzo. Circa un terzo degli incarichi è andato infatti a soli 55 fornitori (la hit parade in grafica), per un totale di poco meno di otto milioni e mezzo di euro. Le statistiche mettono al primissimo posto in termini di assegnazioni dirette la società FRIESENECKER & PANCHERI con 341 incarichi diretti e zero gare (222 mila euro totali), al secondo posto il PARKHOTEL LAURIN con 307 incarichi diretti e una gara (188 mila euro); terzo posto al consorzio VOG con 299 incarichi diretti e zero gare (146 mila euro); al quarto il CONSORZIO AUTONOLEGGI KSM con 206 incarichi e zero gare (143 mila euro) e al quinto posto la società EXLIBRIS con 199 incarichi diretti e 2 gare (616 mila euro). La lista è lunga e per scelta editoriale abbiamo considerato interessante ogni fornitore che abbia ricevuto in tre anni più di 36 incarichi, vale a dire quelli che ne hanno ottenuti più di uno al mese.

Ora, un ragionamento è d’obbligo. Proviamo a riflettere su cosa significhi questo moltiplicarsi a dismisura di incarichi piccoli invece di contratti quadro unitari per gli stessi servizi: migliaia di ore di lavoro e lievitazione della burocrazia. Su questo punto le risposte che leggerete nell’intervista ad Andrea Zabini, direttore amministrativo di IDM, parlano di casi di oggettiva difficoltà a stabilire criteri univoci per bandi di gara vista la variabilità dei servizi, e la mancanza di concorrenti ai tentativi di gara effettuati. Dal canto nostro però non possiamo non notare che di fatto i contratti quadro esistono già, e sono più orientati verso i fornitori che verso la tipologia di servizio; che si tratti di una grafica pubblicitaria, dello stand fieristico, di un comunicato stampa, di un noleggio auto… ogni servizio corrisponde praticamente sempre ad un solo fornitore. Sarà anche il più esperto, il più economico, il più blasonato o qualsiasi altra spiegazione, ma di certo non si può parlare di una rotazione delle forniture senza la creazione di sacche di interessi come richiesto dalle best practice per l’amministrazione di fondi pubblici.

DOVE (sono stati spesi i soldi)

La geografia di IDM va divisa in due famiglie: i destinatari dei flussi di denaro e le destinazioni economiche. Nel primo caso basti pensare che oltre il 90% delle spese sostenute è stato diretto verso fornitori presenti sul territorio. La seconda mappa è invece molto più estesa: parla di destinazioni di viaggi d’affari, di location per fiere ed eventi, di iniziative di penetrazione di nuovi mercati. La cartografia che ne risulta è molto prossima all’intero planisfero, escludendo i poli, ed a volte si potrebbe pensare che forse andrebbe bene anche meno. Di alcune operazioni, infatti, ci si potrebbe chiedere la reale utilità o la portata del reale beneficio qualora l’esito fosse positivo. Con una capacità produttiva agroalimentare ed enogastronomica prossima alla saturazione, un rendimento per ettaro coltivato già quasi tripla rispetto alla media europea, un prezzo al consumatore da alta fascia, risulta difficile immaginare ulteriori espansioni di mercato a migliaia di chilometri di distanza. Dall’altra parte invece, non sembrano state oggetto di molto interesse le missioni imprenditoriali del settore industriale, che con l’innovazione e le nuove tecnologie per mobilità ed energia potrebbero avere un forte grado di espansione geografica. In generale si direbbe che il sistema economico altoatesino sia ancora troppo concentrato sull’espansione della “old economy” del territorio, fatta di alimentari e turismo, e faccia fatica a riposizionarsi strategicamente su categorie con maggiore respiro per una crescita sostenibile.

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About Author

Giornalista professionista e startupper. Esperienze lavorative tra Parmalat, Accenture e Oxford University Press. Poi il quotidiano Alto Adige e la scelta di Bolzano come casa dopo Roma, Madrid e Khartoum. Cofondatore di Datatellers, startup innovativa, e di altre iniziative imprenditoriali. Analista di dati e vincitore del premio nazionale di datajournalism de La Stampa.

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