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L’advisor di Bloomberg e la sua visione per Bolzano

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Al convegno “Fintech e big data” organizzato da Unibz e Sparkasse ospite Alessandro Piol, venture capitalist trapiantato a New York e membro dei cda più influenti nella realtà delle startup tech e finanziarie.

BOLZANO. “Le nuove tecnologie non segnano la fine delle banche tradizionali, quanto più stanno aprendo nuovi scenari di sviluppo futuri”. Breve ma conciso il take-home message di Alessandro Piol, stimato venture capitalist tra i protagonisti del convegno su “Fintech e big data” organizzato oggi pomeriggio da Sparkasse e Libera Università di Bolzano. Negli ultimi anni, Piol è stato tra i fautori della nascita della scena newyorkese per le startup tech. Un bachelor in informatica alla Columbia e un MBA ad Harvard l’hanno instradato verso un proficuo percorso manageriale all’interno del nascente ecosistema di New York, tanto da essere nominato come consulente da Michael Bloomberg in persona. "La grossa rivoluzione di oggi è soprattutto il costo ridotto per iniziare un'attività, potendo contare su risorse disponibili sia a livello locale che globale", ha detto Piol durante il workshop, raccogliendo termini con il suo lieve accento italo-americano. "Realtà come New York, Boston, Los Angeles, ma anche Berlino, Londra e Amsterdam spostandosi in Europa, ma ancora – perché no – Trento e Bolzano si stanno trasformando in veri e propri ecosistemi dove le aziende possono attingere dal 'global talent' messo a disposizione dalle nuove tecnologie".

In altre parole, alle banche restano due opzioni: o vedere le piccole aziende "smembrare" tutti i loro servizi, oppure cavalcare l'onda e aprirsi alle nuove tendenze, gestendo l'innovazione e investendo nello sviluppo di nuove tecnologie. Secondo l'autore di Tech and the City, il ruolo del banking as a service rimarrà un'attività chiave per tutte le grandi banche private. Con un consiglio: puntare sulle API (le interfacce dei programmi) per rinnovare costantemente il rapporto con il cliente in base alle sue esigenze.

Intanto si intensifica la cooperazione tra Sparkasse e Unibz, anche grazie al pool innovativo di giovani talenti LDV20. Ma non solo. Al workshop, presenti anche esponenti di altre realtà bancarie quali Alessio Cioni di Intesa Sanpaolo e Marco Bartolini di Mediolanum, oltre che startupper come Jacopo Anselmi (Credimi) e Simone Suriano (Reply). “Fino a qualche anno fa, parlare di fintech e big data per una banca era tabù”. Così ha aperto le danze Nicola Calabrò, ad di Sparkasse. “La paura verso l’emersione di nuove tecnologie fortemente disruptive, oltre che alla nascita fiorente di startup e tech companies, avrebbe lentamente ‘rubato’ il ruolo delle banche private. Oggi invece abbiamo deciso di invertire la rotta e affrontare queste tematiche, sia come opportunità che come potenziali rischi. Conoscere queste realtà è vitale per essere competitivi in futuro”. Dal workshop sono emerse le nuove best practice dell’ICT applicate al settore finanziario, come la customer centricity, la gestione di dati "rapidi" in stream per le predizioni in tempo reale, la robotica applicata ai clienti (chatbot e recommender systems) e la fraud detection.

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Data miner, appassionato di giornalismo visivo. Laureato in Scienze della Comunicazione, scrivo di economia, innovazione, tech.

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