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Il “design thinking” di MM Design vince ancora

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Doppietta dello studio bolzanino agli ultimi iF Design Awards, premiato il cannone TR8 di Technoalpin. Alex Terzariol: “Mai fermarsi, l’innovazione dev’essere una tensione continua”.

BOLZANO. Altri due premi per MM Design, lo studio di progettazione industriale di via Dodiciville, che li aggiunge ad un palmarès che – di suo – già straborda. Il 15 marzo, al BMW Welt di Monaco, il cannone da neve TR8 di Technoalpin e il termoregolatore Easytherm hanno vinto il prestigioso iF Design Award 2019. Per l’occasione siamo andati a parlare con Alex Terzariol, fondatore dello studio nonché designer di fama internazionale. Con MM Design Terzariol è stato più volte premiato con diverse selezioni Adi Index, Compasso d’Oro, Red Dot e Premio per l’innovazione del Presidente della Repubblica. Insieme abbiamo indagato sulla situazione del design industriale, sia in Alto Adige che in Italia e nel mondo, toccando argomenti come l’innovazione e le nuove tecnologie.

Da dove inizia la Sua storia da designer?

“Negli anni ’80 andai a studiare allo Ied a Milano, all’epoca il primo istituto di design presente su tutto il suolo nazionale. Milano in quegli anni era una città energica, piena di pulsioni creative. Questo fu una fortuna, per me che venivo dalla provincia. Iniziai a lavorare nello studio di Rodolfo Bonetto, uno dei maggiori esponenti del design industriale italiano. Nel 1991 fondai con altri soci MM Design a Bressanone, lo studio di consulenza per design del prodotto. Dal 2013 abbiamo aperto una sede a São Paulo in Brasile e nel 2017 un’altra sede a Milano”.

Il vostro processo di teamwork vi caratterizza, ed è forse questo il segreto del vostro successo. Come integrate i concetti di “design thinking” e “strategic design” nel lavoro con i vostri clienti?

“Faccio una premessa. Quando le aziende sentono parlare di design pensano subito che sia ‘quella cosa che fa diventare bello - e costoso - un oggetto’. Non è così. Per questo mi piace usare la metafora dell’iceberg, dove quello che si vede in superficie è soltanto il risultato di una serie di riflessioni molto più profonde e articolate. Fin dalle prime fasi del progetto cerchiamo di lavorare insieme all’azienda, sia attraverso riunioni che tramite veri e propri workshop. Analizziamo i megatrend, per capire l’evoluzione della società e dei consumi. Per questo lavoriamo con grandi banche dati, che forniscono numeri in grado di spiegare dove si sta indirizzando il mercato mondiale. Inoltre ci preoccupiamo del ROI in modo tale che l’investimento fatto sia un ritorno profittevole per l’azienda oltre che un successo per il mercato”.

Come realizzate queste analisi di dati? Chi le fa?

“È lo studio di Milano a occuparsi dello studio sulle tendenze e i megatrend. Inoltre abbiamo assunto una nuova figura laureata alla Bocconi specializzata nell’ambito economico. A lei personalmente si è svelato un mondo, perché ha scoperto che il design è un processo che tocca tantissimi ambiti, dalla moda al cibo. Ciò permette di mantenere un approccio ‘sui generis’, fondamentale per parlare la stessa lingua di ognuno dei settori coinvolti nel progetto”.

In qualità di membro del comitato esecutivo dell’Adi, la si può definire un ambasciatore del design italiano nel mondo. Come descrive la situazione del design industriale in Italia?

“Il made in Italy in molti settori funziona ancora, se associato ad un brand, alla qualità, e quindi anche con il supporto del design di alto livello. Questa combinazione è ancora in grado di dare un enorme vantaggio competitivo. Con la mia delega all'internazionalizzazione dell'Adi e rappresentando il design italiano nel mondo posso dire che, ancora oggi, l’Italia è sinonimo di design. La nostra creatività, l’espressione di senso e di bellezza rendono il design un driver fondamentale per l’esportazione dei prodotti italiani all’estero”.

Sembra che con i suoi progetti, MM Design voglia ricordare anche il valore dell’artigianato, del prodotto fatto ‘su misura’.

“Esattamente. Noi seguiamo un approccio di 90/10: per dare maggior valore al prodotto, il 90% rientra nel processo industriale, mentre il restante 10% è lasciato al ‘tailor made’, ciò che viene rifinito a mano. La maestria artigianale viene messa al centro, per esaltare un punto di forza tutto italiano. Il design in questo senso deve saper concretizzare, creare sinergie ed esportare la conoscenza artigianale nel processo industriale”.

E in Alto Adige che aria tira?

“In Alto Adige abbiamo molti clienti, che si distinguono per la loro apertura verso il nuovo e grazie alla loro curiosità. Aziende come Microtec, Barbieri Electronics, Intercable e Technoalpin hanno voluto capire il processo di design per valicare i confini – non solo geografici, ma anche culturali. Per loro abbiamo disegnato prodotti che li hanno portati ai massimi vertici del design mondiale, vincendo con loro diverse onoreficenze tra cui il prestigioso iF Design Award. Da parte nostra cerchiamo quindi di fornire input che aiutano a vincere l’inerzia e la diffidenza ancora molto diffuse nei confronti dei consulenti esterni”.

Parliamo di innovazione e nuove tecnologie.

“Per come la vedo io, tutto ciò che viene oggi catalogato come ‘innovazione’ è stato in qualche modo anticipato dal design. La fusione di scienza, tecnica e bellezza si può osservare già nei progetti di Leonardo Da Vinci, a mio avviso uno dei primi ‘designer’ nella storia. Oggi questa nuova realtà è un mondo a cavallo tra prodotti e servizi. Il digitale funge da ottima piattaforma, dove il virtuale non può sostituire il prodotto, ma può accompagnarlo. Stiamo assistendo ad un cambiamento epocale. Ad esempio, nelle nuove generazioni è molto sentito il discorso dello sharing in sempre più settori, come i mezzi di trasporto per citarne uno, perché prediligono l’esperienza al semplice possesso. Questo crea nuove esigenze, come per esempio la proposizione di materiali facilmente pulibili e sostituibili, parlando sempre di mezzi di trasporto. Insomma, con gli anni abbiamo capito che innovare un prodotto è sempre possibile, ma anche che l’innovazione dev’essere una propensione, una tensione continua che costringe a pensare sempre a domani, alla prossima sfida”.

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About Author

Data miner, appassionato di giornalismo visivo. Laureato in Scienze della Comunicazione, scrivo di economia, innovazione, tech.

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