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Paolo Denti: “Investire nell’intelligenza emotiva”

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L’ex amministratore delegato di Thun Paolo Denti ha guidato l’azienda per l’ultimo decennio, trasformando i celebri angioletti in ceramica in un superbrand di fama mondiale.

BOLZANO. Paolo Denti, celebrato ceo di Thun che ha portato il marchio altoatesino nell’Olimpo dei superbrands, lascia l’incarico al termine del suo mandato e torna a parlare dell’aspetto del suo lavoro a cui tiene da sempre: le persone. Intelligenza emotiva, creatività e soft skill sono l’ingrediente del successo di ogni impresa.

Quali sono le sfide che ha dovuto affrontare? E con quale filosofia vi ha fatto fronte?

“Come manager di Thun ho sempre dato un’attenzione particolare a quello che mi circondava. Ho sempre avuto la consapevolezza del mercato che gestivo, e della sua costante evoluzione. La sfida più grande è stata quella di riuscire ad innovare un’azienda forte del suo legame con la tradizione come Thun, dove la realizzazione del prodotto segue ancora gli stessi canoni artigianali del 1950, anno in cui i conti Otmar e Lene Thun fondarono la loro ditta”.

Puntare sull’innovazione e sul digitale, nel pieno della crisi del 2008, dev’essere stata una decisione molto rischiosa.

“Certamente. All’epoca, puntare il tutto per tutto sul retail comportava una serie di rischi, nessuno allora sapeva come sarebbe andata a finire. Dal canto mio, però, ho avuto l’immensa fortuna di poter contare su un team molto compatto. E il gioco è valso la candela. Investire sulla distribuzione controllata ha fatto crescere il fatturato dal 10 al 70%, permettendoci di creare ulteriori sinergie con nuovi partner commerciali sempre più rilevanti”.

Nel suo intervento al convegno “L’Italia che innova” de Il Sole 24 Ore, nel luglio del 2016, ha fatto notare che Thun non ha immobili di sua proprietà. E’ ancora così?

"Diciamo che il real estate non è mai stato parte della nostra mission aziendale, per questo gli stabili di Thun non sono di proprietà. La speculazione immobiliare non era tra le nostre priorità. Si è puntato piuttosto all’esternalizzazione dei processi di distribuzione, un esempio è l’investimento nella nostra centrale di supply chain ConnectHub a Mantova, concentrando invece la parte della distribuzione controllata sul franchising”.

Qual è stata, invece, la sua strategia verso i clienti nell’era digitale?

“L’ascolto dei clienti e delle loro esigenze è sempre stato di primaria importanza. Molto è stato fatto per creare una rete di vendita, sia online che offline. Realtà che in qualche modo sono sempre state allineate, il che ci ha permesso di continuare a investire sui negozi fisici, potenziati anche dal servizio ‘click & collect’. Il nostro punto di forza è stato raggiungere gradi altissimi di fidelizzazione dei clienti: infatti, un cliente che ritorna quattro volte vale quanto due clienti che riacquistano una seconda volta. Alzare il ‘costumer lifespan rate’ ci ha permesso di crescere notevolmente”.

E il suo approccio alle nuove tecnologie come intelligenza artificiale e internet of things?

“Più che di intelligenza artificiale, Thun si è sempre focalizzata sull’intelligenza emotiva. Nel nostro modo di fare business abbiamo sempre cercato di dare spazio al fattore umano, alla creatività e alle emozioni, fattori che nessun computer potrà mai simulare. Certo, per stare al passo coi tempi è stato necessario evolvere anche adottando nuove tecnologie, per esempio automatizzando i magazzini e il processo di distribuzione dei prodotti”.

L’apertura verso il mercato asiatico su Alibaba, oltre che la creazione dei Thun Cafè, sono le ultime conquiste di una lunga serie di progetti della vostra strategia di internazionalizzazione. Quanto ha viaggiato durante il suo mandato?

“Questo non lo scriva sennò mia moglie mi uccide! …Comunque, facendo due conti, in macchina penso di aver fatto gli stessi chilometri che fa un agente di commercio. Aggiungendo poi i voli verso tutte le destinazioni europee e intercontinentali, beh, ho viaggiato parecchio. Chiaramente la posizione che ho ricoperto mi rendeva ambasciatore dell’azienda, non tanto come amministratore delegato, ma come portatore dei nostri valori corporate e della nostra mission”.

Un auspicio per il futuro di Thun? Cosa farebbe se potesse prolungare il suo mandato?

“Sono più che soddisfatto del bellissimo tempo trascorso in Thun, e sono fiero dei risultati raggiunti, ma era giunto il momento di concludere. Ho passato il testimone a Pandolfi con tutta la serenità del mondo, sicuro che tutta la nuova squadra saprà procedere nel migliore dei modi, e mi aspetto di leggere altri numeri e altre notizie positive su Thun in futuro”.

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Data miner, appassionato di giornalismo visivo. Laureato in Scienze della Comunicazione, scrivo di economia, innovazione, tech.

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